Epistemologia

Conoscenza: idealismo o realismo?

Il costruttivismo psicologico e le teorie della conoscenza

Conoscenza: idealismo o realismo?

Il costruttivismo psicologico come terza via tra idealismo e realismo.

Che cos’è il costruttivismo psicologico?

Il costruttivismo psicologico si riferisce a una famiglia di teorie che condividono l’affermazione che la conoscenza e l’esperienza dell’uomo implicano la partecipazione (pro)attiva dell’individuo. Mahoney, 1988

Tale definizione, secondo Chiari e Nuzzo (1996a, p. 30), «appare eccessivamente generica»; pertanto gli autori ne propongono un’altra: ciò che accomuna le diverse prospettive psicologiche che fanno riferimento al costruttivismo è, in ultima analisi, il tentativo di superare la tradizionale opposizione fra realismo e idealismo.

Il realismo sostiene che gli oggetti materiali esistono esternamente a noi e indipendentemente dalle nostre esperienze sensoriali. Al contrario, l’idealismo sostiene che solo i fenomeni mentali sono reali: non esiste alcuna realtà esterna al di là della nostra conoscenza o della consapevolezza che ne abbiamo.

Per semplificare: alla domanda «esiste una realtà esterna?» l’idealismo dà una risposta negativa, mentre il realismo risponde positivamente. Secondo quest’ultimo la realtà esterna può essere conosciuta, in quanto può essere rispecchiata dalla conoscenza: tra realtà e conoscenza esiste una relazione di corrispondenza. L’idealismo nega, d’altro canto, la possibilità di avere una conoscenza della realtà esterna: tra realtà e conoscenza esiste una relazione di coincidenza.

Rappresentazione o costruzione della realtà?

La prima scienza cognitiva, nonostante si collochi in una posizione ontologica definibile come realismo critico, non riesce a superare la tradizionale opposizione tra realismo e idealismo. La psicologia cognitiva ha sì il merito di ricollocare la conoscenza al centro dell’indagine psicologica, ma l’attività della persona nel processo di rappresentazione della realtà riguarda esclusivamente le operazioni di raccolta ed elaborazione degli input provenienti dall’esterno.

Secondo la definizione di von Glasersfeld (1984) tale posizione epistemologica è riconducibile al paradigma costruttivista banale, in opposizione all’epistemologia costruttivista radicale, che, sempre secondo von Glasersfeld, è alla base dello sviluppo cognitivo di Piaget.

Nessuna conoscenza, sia pure percettiva, costituisce una semplice copia del reale, poiché essa comporta sempre un processo di assimilazione a strutture preesistenti. Jean Piaget, 1970

Dove per assimilazione si intende «integrazione a strutture che già esistono». Lo sviluppo cognitivo viene a delinearsi così come un processo ricorsivo, consentito e vincolato dalla conoscenza pregressa dell’organismo (Ceruti, 1986).

Il concetto di agibilità (viability)

Nel tentativo di far emergere le differenze tra la concezione della conoscenza che ravvisa in Piaget e quella più tradizionale propria di gran parte della psicologia cognitiva, von Glasersfeld propone di sostituire la nozione piagetiana di adattamento con la nozione di agibilità (viability).

Dal punto di vista dell’organismo, l’ambiente non è altro che la somma dei vincoli all’interno dei quali esso può operare; le attività e le operazioni dell’organismo hanno successo quando non sono impedite o ostacolate da tali vincoli, cioè quando sono agibili. Solo quando le azioni falliscono si può parlare di contatto con l’ambiente, non quando hanno successo.

Il mondo reale si manifesta esclusivamente laddove le nostre costruzioni crollano. Ernst von Glasersfeld, 1984

Non è possibile conoscere la realtà com’è, ma solo ciò che non è: la conoscenza non può che essere una costruzione di possibili realtà, di molteplici e irriducibili punti di vista. Il costruttivismo radicale non nega quindi l’esistenza della realtà: nega la possibilità di conoscerla così com’è (Chiari e Nuzzo, 1996a, p. 35). Gli autori si riferiscono a tale paradigma come costruttivismo epistemologico.

Il costruttivismo ermeneutico

Dai più recenti sviluppi della psicologia e della psicoterapia cognitiva emerge un tipo di costruttivismo in grado di dissolvere ancor più efficacemente la dicotomia realismo-idealismo, collocandosi come tertium datur nei confronti di queste due polarità.

La concezione della conoscenza alla base di tale costruttivismo trova i suoi precursori in filosofi fenomenologici ed ermeneutici quali Husserl, Heidegger, Merleau-Ponty, Gadamer, Foucault e Habermas. In seguito, la sua recente formulazione da parte dei biologi cileni Maturana e Varela (1980-1987) e del cibernetico von Foerster (1987) ha avuto il merito di presentarla alla comunità scientifica.

Tutti questi approcci condividono una visione della conoscenza e della verità come interpretazione: storicamente fondata anziché atemporale, verificabile all’interno di uno specifico contesto anziché universalmente valida, linguisticamente generata e socialmente negoziata anziché cognitivamente e individualmente prodotta. Chiari e Nuzzo, 1996a

Identità narrative e generatori di significato

La conoscenza, all’interno di questo tipo di costruttivismo, non è conoscenza di qualcosa, bensì specificazione di entità concrete o astratte, statiche o dinamiche, semplici o composite; ed emerge insieme alla realtà, in una relazione di complementarità, in un dominio linguistico generato da sistemi autorganizzati nel corso della loro ontogenesi.

«Noi viviamo nelle (e attraverso le) identità narrative che sviluppiamo nella conversazione gli uni con gli altri» (Chiari e Nuzzo, p. 36). Gli autori definiscono questo nuovo paradigma costruttivismo ermeneutico, dato che gli esseri umani si configurano come generatori di significato e non più come elaboratori di informazioni.

Questa nuova posizione colloca la psicologia vicino all’ambito delle scienze culturali – antropologia, giurisprudenza, linguistica – dati i caratteri di interazionalità e discorsività che tali discipline presentano, prendendo così le distanze da un tipo di scientificità di matrice naturalistica.

CostruttivismoEpistemologiaVon GlasersfeldPiagetMaturana e Varela
Continua a leggere

Altri approfondimenti

Primo passo

Parlarne è già iniziare a prendersene cura

Un primo contatto non impegna a nulla: serve a capire insieme se e come posso esserti utile.